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Filosofia della fotografia

La categoria fondamentale della società industrializzata e il lavoro: strappando oggetti della natura e trasformandoli, modificando cioè il mondo, utensili e macchine eseguono un lavoro. Gli apparecchi (in questo caso la macchina fotografica) però non lavorano in questo senso. Il loro intento non è trasformare il mondo, ma trasformare il significato del mondo. La loro intenzione è simbolica. Il fotografo non lavora in senso industriale, e non porterebbe da nessuna parte chiamarlo operaio. Il fotografo non lavora, ma qualcosa pur sempre fa: produce, elabora, immagazzina simboli.

Sono sempre esistite persone che hanno fatto questo genere di cose: scrittori, pittori, compositori, contabili, amministratori. Eppure, queste persone hanno prodotto oggetti: libri, dipinti, partiture, bilanci, piani; oggetti che non venivano consumati, ma fungevano da portatori di informazione: venivano letti, osservati, suonati, contabilizzati, utilizzati come base decisionale. Non erano un fine, bensì un mezzo. Oggi giorno, in questo genere di attività subentrano gli “apparecchi”. Gli oggetti di informazione così generati diventano perciò sempre più efficaci e raggiungono una portata sempre più ampia.

Se osserviamo l'apparecchio fotografico vediamo che produce simboli: superficie simboliche, come gli era stato prescritto ed in un determinato modo. L'apparecchio fotografico è programmato per generare fotografie, e ogni fotografia realizza una delle possibilità contenute nel programma dell'apparecchio.

Il numero di queste possibilità è elevato, ma comunque finito: è il numero di tutte quelle fotografie che possono essere scattate da un apparecchio in una determinata situazione. Una fotografia può senz'altro, in teoria, essere scattata di nuovo allo stesso modo in modo molto simile, ma questo non è interessante per la fotografia. Tali immagini sono ridondanti: non portano alcuna informazione nuova e sono superflue. L’apparecchio fotografico produce simboli, il fotografo gioca con i simboli combinandoli insieme, come uno scrittore che, attraverso un word processor ( programma tecnico ) gioca con i simboli linguistici combinandoli ( i simboli che vengono impressi sulle pagine significano suoni convenzionali che conducono una informazione concettuale)...

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